Pianura Padana, allarme siccità: manca oltre un quarto d’acqua
16/06/2026
La Pianura Padana affronta l’estate 2026 con riserve idriche sotto pressione e un rischio siccità aggravato dal degrado dei suoli. A pochi giorni dalla Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, che si celebra il 17 giugno, Legambiente Lombardia richiama l’attenzione su un fenomeno che non riguarda soltanto le aree subtropicali: anche il bacino padano, nonostante l’apporto dei grandi sistemi alpini, deve fare i conti con temperature più alte, minori accumuli nevosi e terreni impoveriti da pratiche agricole intensive.
Riserve alpine in calo e laghi sotto pressione
Le piogge di maggio hanno parzialmente ridotto il deficit dei grandi laghi prealpini, ma il quadro resta fragile. Secondo l’ultimo aggiornamento di Arpa Lombardia, i livelli dei laghi risultano sostanzialmente in linea con la media stagionale, mentre i bacini montani che li alimentano sono in forte sofferenza.
Mancano circa i due terzi dei volumi idrici normalmente legati alla copertura nevosa. Anche i serbatoi idroelettrici mostrano segnali di insufficienza: nei grandi laghi è presente una riserva di circa un miliardo di metri cubi d’acqua, sufficiente a coprire i fabbisogni di giugno, mentre nei bacini montani la scorta resta sotto 0,7 miliardi di metri cubi, contro una media stagionale superiore a 1,2 miliardi.
I gestori delle opere di regolazione dei laghi Maggiore, Como, Iseo, Idro e Garda stanno amministrando la risorsa con cautela. Da inizio anno sono stati misurati 5 miliardi di metri cubi di portata in ingresso, con un deficit di 2,4 miliardi: in pratica è mancato un terzo degli afflussi dagli affluenti.
Colture estive a rischio senza nuove piogge
Il fabbisogno irriguo cresce proprio nella fase più delicata per l’agricoltura. Le acque devono essere rilasciate nei canali per bagnare i campi e sostenere le colture estive, a partire dal mais. Se le piogge estive non arriveranno in quantità adeguata, le scorte dei laghi potrebbero esaurirsi nell’arco di poche settimane, riducendo la capacità di garantire acqua alle produzioni agricole.
Per Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, la Pianura Padana deve adattarsi a una nuova normalità fatta di temperature più elevate e disponibilità idriche estive più basse. La risposta, secondo l’associazione, passa da un cambiamento del modello agricolo: meno intensità nello sfruttamento dei suoli, maggiore attenzione alla transizione agroecologica e pratiche capaci di ridurre il bisogno di acqua senza compromettere la qualità delle produzioni.
Il degrado dei suoli aumenta il rischio desertificazione
La scarsità d’acqua non è l’unico elemento di preoccupazione. Legambiente evidenzia come gli effetti della siccità siano amplificati da terreni già indeboliti da erosione, compattazione e perdita di sostanza organica. Quando il suolo perde fertilità e capacità di trattenere acqua, le colture reagiscono peggio alle carenze idriche e aumenta il rischio di una progressiva perdita di superfici produttive.
Il Centro comune di ricerca della Commissione europea indica la Pianura Padana tra le aree europee a maggiore rischio di degrado dei suoli, anche per l’elevato uso di input agrochimici, tra fertilizzanti e pesticidi. Il tema è al centro di un report elaborato da Legambiente Lombardia nell’ambito del progetto europeo NEMESIS, che coinvolge un ampio partenariato tra Paesi delle due sponde del Mediterraneo.
La sfida indicata dall’associazione riguarda quindi acqua, agricoltura e qualità dei suoli nello stesso quadro. Per ridurre i rischi legati alla desertificazione servono interventi capaci di proteggere la fertilità, limitare gli sprechi idrici e costruire un nuovo equilibrio produttivo in una delle aree agricole più importanti del Paese.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.