Milano, truffe agli anziani: scoperta centrale operativa a Napoli
13/07/2026
Una perquisizione eseguita in un’abitazione di Napoli ha portato alla scoperta di una presunta centrale operativa utilizzata per organizzare truffe, furti e rapine ai danni di persone anziane in diverse città italiane. L’intervento è stato disposto al termine di un’indagine coordinata dalla Procura di Milano e condotta dal Pool Anti Truffe, formato da agenti della Polizia di Stato e della Polizia Locale milanese. Nell’abitazione vivevano una donna di 26 anni e un uomo di 28, entrambi cittadini italiani, denunciati all’Autorità giudiziaria.
Ricostruiti 33 episodi tra Milano, Roma e altre città
Gli investigatori hanno ricostruito, allo stato degli accertamenti, 33 episodi delittuosi commessi in varie zone del Paese, con una particolare concentrazione a Milano e Roma. Secondo l’ipotesi investigativa, la coppia avrebbe rappresentato un punto di riferimento per un gruppo strutturato, nel quale ogni componente svolgeva un compito preciso.
Alle operazioni hanno partecipato anche gli agenti del Commissariato Vicaria Mercato e il personale del Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Napoli. Le indagini avrebbero consentito di collegare l’immobile perquisito alle telefonate utilizzate per preparare il cosiddetto raggiro della falsa rapina in gioielleria.
Il meccanismo prevedeva una prima chiamata alla vittima, generalmente una persona anziana. L’interlocutore si presentava come appartenente alle Forze dell’ordine e sosteneva che l’automobile di un familiare fosse stata ripresa dalle telecamere vicino a una gioielleria appena rapinata. La presenza della targa, secondo la falsa ricostruzione fornita al telefono, avrebbe fatto apparire il parente coinvolto nell’episodio criminale.
Denaro e gioielli consegnati a falsi incaricati
Facendo leva sulla preoccupazione per il familiare, gli autori delle telefonate convincevano le vittime a raccogliere contanti, gioielli e altri oggetti preziosi. I beni, secondo quanto riferito durante il raggiro, dovevano essere consegnati per consentire verifiche investigative e dimostrare l’estraneità del parente alla rapina.
Poco dopo, un complice raggiungeva l’abitazione della persona contattata, presentandosi come incaricato del ritiro. Una volta ottenuti denaro e preziosi, si allontanava facendo perdere le proprie tracce. Gli inquirenti ritengono che le operazioni fossero coordinate a distanza e seguite in tempo reale da chi effettuava le chiamate.
La suddivisione dei compiti avrebbe permesso al gruppo di agire in località differenti, riproponendo lo stesso copione con piccole variazioni. Le vittime venivano poste sotto pressione attraverso riferimenti alle indagini, alla possibile responsabilità penale di figli o nipoti e alla necessità di collaborare rapidamente con le autorità.
Stanze insonorizzate e telecamere per controllare gli accessi
Durante la perquisizione, gli agenti hanno individuato alcuni locali allestiti con apparecchiature tecnologiche e accorgimenti destinati a proteggere le conversazioni dall’ascolto esterno. Le pareti erano rivestite con pannelli fonoassorbenti, mentre un articolato sistema di videosorveglianza, ritenuto abusivo, controllava gli ingressi dell’edificio e le strade circostanti.
Secondo gli accertamenti, le stanze sarebbero state impiegate per effettuare le telefonate alle persone anziane e impartire indicazioni ai complici incaricati di presentarsi nelle abitazioni. Le telecamere avrebbero consentito di osservare eventuali movimenti sospetti intorno all’immobile e individuare in anticipo l’arrivo delle forze di polizia.
I locali e le apparecchiature rinvenute sono stati sottoposti a sequestro. Il materiale acquisito sarà esaminato per verificare ulteriori collegamenti con gli episodi già individuati e accertare l’eventuale esistenza di altre vittime o persone coinvolte nell’organizzazione.
La donna di 26 anni e l’uomo di 28 anni sono stati denunciati alla Procura. Le contestazioni e le ricostruzioni descritte riguardano la fase delle indagini preliminari: per entrambi resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo della responsabilità con sentenza irrevocabile.
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