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Caldo in Lombardia, stop al lavoro al sole nelle ore più calde

10/06/2026

Caldo in Lombardia, stop al lavoro al sole nelle ore più calde

Dal 10 giugno al 23 settembre 2026 in Lombardia sarà vietato svolgere attività lavorative con esposizione prolungata al sole tra le 12.30 e le 16 nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili all’aperto e nelle cave, quando il sistema Worklimate segnalerà un livello di rischio “Alto” per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa. Lo stabilisce una nuova ordinanza firmata dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, per rafforzare la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro durante la stagione estiva.

Divieto nelle giornate a rischio alto secondo Worklimate

Il provvedimento riguarda l’intero territorio regionale e punta a ridurre i pericoli legati alle temperature estreme, in particolare per chi opera all’aperto nelle fasce orarie più critiche. Il divieto scatterà solo nei giorni in cui la piattaforma Worklimate, sulla base della rilevazione delle ore 12, indicherà rischio alto per la categoria dei lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa.

I comparti coinvolti sono agricoltura, florovivaismo, cantieri edili all’aperto e cave. In questi contesti, l’esposizione diretta e prolungata alla radiazione solare può aumentare il rischio di stress termico, colpi di calore e conseguenze anche gravi per la salute. La Regione collega così l’organizzazione del lavoro ai dati previsionali e alle mappe di rischio elaborate dal progetto Worklimate di Inail e Cnr.

Il presidente Fontana ha spiegato che l’obiettivo dell’ordinanza è proteggere le persone che lavorano all’aperto nelle giornate più critiche, quando il caldo può diventare un fattore di rischio elevato. La sicurezza sul lavoro, ha aggiunto, richiede interventi concreti fondati su evidenze scientifiche e sulla collaborazione tra istituzioni, imprese e organizzazioni sindacali.

Misura costruita con Welfare, Ats e parti sociali

L’ordinanza arriva al termine di un percorso coordinato dall’assessorato al Welfare attraverso il Dipartimento di Prevenzione. Nei mesi precedenti sono state promosse attività di monitoraggio, indirizzo e prevenzione sul rischio da stress da calore, anche attraverso i Piani Mirati di Prevenzione dedicati ai comparti dell’edilizia e dell’agricoltura.

Fontana ha ringraziato l’Unità Organizzativa Prevenzione dell’assessorato al Welfare, le Ats lombarde e i soggetti coinvolti nel lavoro preparatorio. Un ruolo rilevante è stato attribuito anche alle organizzazioni sindacali e alle associazioni datoriali, protagoniste di un confronto culminato nella riunione dell’8 giugno.

La misura si basa sulle Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare, approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Oltre al divieto nelle fasce e nei settori indicati, l’ordinanza raccomanda l’applicazione delle misure preventive previste dalle linee guida in tutte le attività svolte all’aperto e negli ambienti chiusi non climatizzati influenzati dalle condizioni meteorologiche esterne.

Deroghe per interventi pubblici e raccomandazioni ai Comuni

Il divieto non si applica alle Pubbliche amministrazioni, ai concessionari di pubblico servizio e ai relativi appaltatori quando si tratta di interventi di pubblica utilità, attività di protezione civile o azioni necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità. Anche in questi casi, però, il datore di lavoro dovrà adottare misure organizzative e operative adeguate per ridurre il rischio da calore, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 81 del 2008 e dalle linee di indirizzo nazionali.

Regione Lombardia raccomanda inoltre l’utilizzo di strumenti tecnologici per il monitoraggio del rischio microclimatico, come termo-igrometri per la rilevazione dell’indice Humidex. L’indicazione riguarda anche attività all’aperto diverse da quelle direttamente interessate dal divieto, come la logistica nei piazzali e nelle baie di carico e scarico, o ambienti chiusi non climatizzati condizionati dal clima esterno.

Ai Comuni viene chiesto di valutare deroghe temporanee ai regolamenti sulle emissioni acustiche, così da consentire lo svolgimento delle lavorazioni nelle ore più fresche della giornata in presenza di particolari condizioni climatiche. Restano validi eventuali provvedimenti sindacali comunali o territoriali più restrittivi rispetto all’ordinanza regionale.

La violazione del provvedimento comporta l’applicazione delle sanzioni previste dall’articolo 650 del Codice Penale, salvo che il fatto costituisca un reato più grave. Con questa ordinanza, la Regione conferma la scelta di intervenire sugli effetti dei cambiamenti climatici nei luoghi di lavoro, mettendo al centro prevenzione, dignità del lavoro e tutela della salute.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to