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Chi è e cosa fa un consulente del debito

20/07/2026

Chi è e cosa fa un consulente del debito

 

Se ne parla sempre più spesso, anche grazie alle nuove regole europee sul credito. Ma cosa fa, concretamente, chi aiuta le famiglie a uscire dai debiti? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Valvo, che questo mestiere lo esercita da oltre dieci anni.

C'è un momento, nella vita di chi ha accumulato troppi debiti, in cui smettere di aprire la posta diventa un gesto quasi automatico. Si rimanda, si spera che la situazione si sblocchi da sola, si chiede consiglio a chi capita. È quasi sempre l'inizio dell'errore più costoso: affrontare tutto da soli, o affidandosi alla persona sbagliata, un problema che ha regole precise e tempi che non perdonano i ritardi.

Negli ultimi mesi, complice anche la nuova direttiva europea sul credito al consumo che ha riconosciuto il diritto a una consulenza sul debito, si è tornati a parlare di una figura che molti faticano ancora a inquadrare con precisione: il consulente del debito. Per capire chi sia davvero e cosa faccia, abbiamo parlato con Giuseppe Valvo, che esercita questa professione da oltre dieci anni affiancando famiglie e professionisti in difficoltà con banche, finanziarie e fisco.

Una figura che molti confondono con altro

La prima cosa da chiarire è ciò che il consulente del debito non è. Non è un avvocato, anche se collabora con i legali quando la situazione lo richiede. Non è una società di recupero crediti, che lavora invece per conto di chi il credito deve incassarlo. E non è un venditore di soluzioni preconfezionate.

«Capisco la confusione», spiega Giuseppe Valvo. «Chi mi contatta spesso ha già parlato con tante persone diverse e ha sentito diverse campane. Il consulente del debito sta dalla parte del debitore: il suo compito è analizzare la situazione, spiegare cosa è realmente possibile e costruire una strategia sostenibile. Non rappresento i creditori e non vendo formule magiche. Studio il caso e dico la verità su cosa si può fare».

Cosa fa, concretamente

Il lavoro parte sempre dall'analisi della situazione patrimoniale: reddito, tipo di debiti, creditori coinvolti, presenza di pignoramenti in corso, situazione familiare. È un passaggio che non si può saltare, perché ogni posizione debitoria è diversa e quello che funziona per una persona può rivelarsi inutile o addirittura dannoso per un'altra.

«Il segnale d'allarme», osserva Valvo, «è quando qualcuno propone la soluzione prima ancora di aver guardato i numeri. Una situazione debitoria cambia in base al reddito, alla famiglia, al tipo di creditore. Senza un'analisi reale si rischia di applicare un percorso che sulla carta sembra perfetto, ma che nella pratica lascia la persona con lo stesso carico di prima».

Una volta compreso il quadro, il consulente esplora le strade disponibili: dalla rinegoziazione con i creditori agli accordi stragiudiziali, cioè raggiunti fuori dal tribunale, fino, quando serve, alle procedure previste dalla legge sul sovraindebitamento. Il tribunale, però, resta l'ultima risorsa.

«Portare il problema di debiti davanti al giudice è una strada percorribile e a volte necessaria», precisa, «ma andrebbe attivata solo dopo aver tentato ogni accordo possibile con i creditori. Saltare direttamente alla fase giudiziale, senza provare a chiudere bonariamente, spesso allunga i tempi e aumenta i costi inutilmente».

Perché diffidare di chi promette di "cancellare tutto"

Sul punto più delicato, quello che attira le persone disperate verso le scelte sbagliate, Valvo è netto.

«Quando una persona arriva stremata, dopo mesi o anni passati a rincorrere le scadenze, una promessa semplice e veloce sembra la salvezza. Purtroppo, non funziona così. Ogni soluzione, legale o extragiudiziale, ha tempi, limiti e condizioni precise. Dire il contrario è rassicurante all'inizio, ma serve solo a creare aspettative destinate a essere tradite, peggiorando una posizione già delicata».

Il che porta a una conseguenza che a molti suona controintuitiva: a volte la risposta professionale corretta è un no. «Saper dire che una soluzione non è adatta, o che i rischi sono troppo alti, non è la scelta più comoda per chi vende consulenza. Ma è quella che evita danni maggiori. La reputazione si costruisce con i risultati reali e con la coerenza del metodo, non con i miracoli».

Non solo numeri

In fondo, il messaggio che Giuseppe Valvo ripete è semplice. Dietro ogni pratica non c'è solo un numero, ma una persona con responsabilità e spesso una famiglia da tutelare. «Ridurre un debito in modo forzato non serve a niente se dopo pochi mesi la situazione torna ingestibile. L'obiettivo dev'essere la riabilitazione finanziaria definitiva, non il rinvio del problema».

Non è la promessa di una via d'uscita garantita. È qualcosa di più utile: l'idea che, nella maggior parte dei casi, la soluzione ai debiti esiste, a patto di affidarsi a chi il settore le conosce davvero e ha il coraggio di spiegare le cose senza illusioni.