Autonomia Lombardia, il PD contesta il nuovo percorso regionale
03/09/2026
Il percorso della Lombardia verso l’autonomia differenziata torna al centro dello scontro politico in Consiglio regionale. Dopo l’approvazione della risoluzione relativa all’attuazione dell’articolo 116, comma 3, della Costituzione, il vicepresidente dell’Aula Emilio Del Bono e il consigliere Gian Mario Fragomeli, entrambi del Partito Democratico, hanno contestato metodo e contenuti dell’atto, scegliendo di non partecipare al voto.
Il PD critica il richiamo alla risoluzione del 2017
La principale contestazione riguarda la decisione di utilizzare come riferimento l’atto di indirizzo approvato dal Consiglio regionale il 7 novembre 2017. Secondo Del Bono e Fragomeli, quel documento era stato costruito in un contesto politico e normativo diverso e prevedeva un perimetro di competenze più ampio rispetto a quello attualmente in discussione.
I due esponenti dem osservano che il progetto iniziale riguardava 16 competenze, mentre il nuovo percorso ne prenderebbe in considerazione quattro. A loro giudizio, la modifica avrebbe richiesto un nuovo passaggio formale del Consiglio regionale anziché la prosecuzione della procedura sulla base dell’atto approvato quasi dieci anni fa.
Nel frattempo, ricordano i consiglieri, sono intervenuti la cosiddetta legge Calderoli sull’autonomia differenziata e la sentenza della Corte costituzionale del 2024, elementi che hanno modificato il quadro entro il quale devono essere valutate le richieste delle Regioni.
Risorse e competenze al centro delle critiche
Un secondo punto sollevato dal Partito Democratico riguarda le risorse finanziarie connesse alle eventuali nuove funzioni attribuite alla Lombardia. Del Bono e Fragomeli sostengono che il documento del 2017 attribuisse un peso rilevante al tema del residuo fiscale e dei finanziamenti collegati alle competenze aggiuntive, mentre il percorso attuale non offrirebbe, secondo la loro lettura, indicazioni sufficientemente definite su questo aspetto.
I consiglieri chiedono inoltre chiarimenti sul processo che ha portato alla selezione delle quattro materie oggetto della nuova fase negoziale e sul coinvolgimento di Comuni, Province e autonomie locali. La loro posizione è che un passaggio istituzionale di questa portata dovrebbe essere accompagnato da una nuova istruttoria e da un confronto più ampio all’interno dell’assemblea regionale.
Sanità, dubbi sulle possibili differenziazioni tariffarie
Tra i capitoli indicati come maggiormente sensibili compare quello della sanità. Del Bono e Fragomeli concentrano le proprie osservazioni sulla possibilità di introdurre tariffe differenziate per alcune prestazioni, sostenendo che un simile meccanismo debba essere valutato con particolare attenzione per i possibili effetti sull’accesso ai servizi.
Nella loro analisi viene richiamata anche la distinzione tra LEP, i livelli essenziali delle prestazioni, e LEA, i livelli essenziali di assistenza sanitaria. I rappresentanti del PD ritengono che la materia richieda un esame legislativo e istituzionale approfondito alla luce delle indicazioni formulate dalla Corte costituzionale.
Del Bono e Fragomeli non partecipano al voto
La scelta dei due consiglieri è stata quindi quella di non prendere parte alla votazione della risoluzione esaminata congiuntamente dalla Commissione speciale Autonomia e dalla Commissione Affari istituzionali.
Del Bono e Fragomeli precisano che la loro posizione non rappresenta una chiusura verso il principio dell’autonomia regionale, ma una critica al procedimento seguito e alla quantità di informazioni disponibili su competenze, risorse e rapporti con gli enti territoriali.
Il confronto politico sull’autonomia differenziata resta dunque aperto in Lombardia, mentre il percorso istituzionale dovrà misurarsi con il quadro normativo nazionale, con le pronunce della Corte costituzionale e con le successive fasi di interlocuzione tra Regione e Governo.
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