Lombardia, ozono oltre l’allarme: picchi fino a 246 µg/m³
03/08/2026
Concentrazioni di ozono oltre i limiti di tutela della salute sono state rilevate in tutta la Lombardia, comprese le stazioni alpine. I dati pubblicati da Arpa mostrano il superamento diffuso del valore obiettivo di 120 microgrammi per metro cubo, calcolato come media massima giornaliera su otto ore, con picchi superiori anche alla soglia di allarme di 240 microgrammi per metro cubo. Le condizioni più critiche hanno interessato la Brianza, l’Isola Bergamasca, la pianura occidentale e la fascia prealpina.
Superata la soglia di allarme a Monza, Valmadrera e Calusco
Il valore più elevato è stato registrato a Calusco d’Adda, in provincia di Bergamo, con 246 microgrammi per metro cubo. A Valmadrera, nel Lecchese, la concentrazione oraria ha raggiunto 243 microgrammi, mentre la centralina di Monza Parco ne ha misurati 241.
In tutte e tre le località è stata quindi oltrepassata la soglia di allarme fissata a 240 microgrammi per metro cubo come valore orario. Si tratta di livelli associati al rischio di effetti acuti sulla salute, in particolare a carico delle vie respiratorie e delle mucose oculari.
Valori molto elevati sono stati osservati anche in diversi capoluoghi lombardi. A Bergamo la concentrazione ha raggiunto 233 microgrammi per metro cubo, a Lecco 229, a Monza Centro 226, a Varese 204 e a Como 200. Il fenomeno ha così coinvolto aree densamente popolate, esponendo centinaia di migliaia di residenti a un inquinante capace di provocare irritazioni, tosse, difficoltà respiratorie e una riduzione temporanea della funzionalità polmonare.
Ozono elevato anche nelle valli alpine e sui laghi
Le misurazioni confermano che l’inquinamento da ozono non resta confinato ai grandi centri urbani o alle zone industriali. A Perledo, sul lago di Como, la centralina ha rilevato 228 microgrammi per metro cubo, mentre a Moggio, in Valsassina, il valore si è attestato a 215.
L’ozono troposferico è un inquinante secondario: non viene emesso direttamente da una singola fonte, ma si forma nell’atmosfera attraverso reazioni chimiche che coinvolgono ossidi di azoto, composti organici volatili e altri precursori. Tra le fonti figurano il traffico stradale, alcune attività industriali, l’uso di solventi e le emissioni di metano provenienti dall’agricoltura e dagli allevamenti.
La forte radiazione solare e le temperature elevate accelerano queste reazioni. Le masse d’aria possono poi trasportare l’ozono per decine di chilometri, determinando concentrazioni rilevanti anche in territori lontani dalle principali sorgenti emissive, come località montane, vallate e zone lacustri.
Legambiente: un inquinante climatico e sanitario
Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, ha richiamato la doppia natura dell’ozono: gas capace di contribuire all’effetto serra e, allo stesso tempo, sostanza tossica per gli organismi viventi.
Secondo l’associazione ambientalista, i livelli registrati rappresentano un segnale della pressione esercitata dal sistema produttivo, urbano e agricolo lombardo. L’ozono può danneggiare i tessuti umani, ridurre la resa delle colture e compromettere la vegetazione, con effetti che riguardano quindi salute pubblica, agricoltura ed ecosistemi.
Le giornate caratterizzate da stabilità atmosferica, intensa insolazione e temperature molto alte favoriscono l’accumulo dell’inquinante. In assenza di vento e precipitazioni, le concentrazioni possono restare elevate per più giorni e raggiungere i valori massimi durante il pomeriggio e nelle prime ore della sera.
Le precauzioni nelle ore più calde
Durante gli episodi più intensi viene raccomandato di limitare l’esposizione, soprattutto per bambini, anziani, persone con asma, patologie respiratorie o problemi cardiovascolari. È opportuno evitare attività fisiche impegnative all’aperto nelle ore pomeridiane e serali, quando i livelli di ozono tendono a raggiungere il picco.
Tra le misure utili per ridurre la formazione dell’inquinante figurano la diminuzione dell’uso dell’automobile, il contenimento delle emissioni industriali e dei solventi e una gestione più attenta delle attività agricole che producono precursori dell’ozono. Per la popolazione, nell’immediato, la principale protezione resta la riduzione del tempo trascorso all’aperto durante le fasce orarie con le concentrazioni più alte.
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