Forum Biometano di Legambiente: in Lombardia dagli scarti agricoli oltre un miliardo di metri cubi potenziali
02/03/2026
Un giacimento energetico diffuso, radicato nelle campagne e negli allevamenti lombardi, capace – se gestito con rigore – di contribuire in modo significativo alla transizione ecologica. È il quadro tracciato da Legambiente in occasione del primo Forum Biometano, durante il quale è stato presentato lo studio “Biometano: una risorsa strategica per la transizione ecologica dell’Italia”, realizzato con l’Università degli Studi di Padova.
Secondo le stime, se la totalità degli scarti organici e dei sottoprodotti agricoli lombardi venisse destinata a impianti di produzione di biometano, si potrebbe raggiungere una produzione prossima a un miliardo di metri cubi. Un volume equivalente ai consumi annuali di gas naturale di quasi due milioni di cittadini. Numeri che collocano la Lombardia in una posizione di primo piano, anche alla luce dei circa cinquecento impianti di digestione anaerobica già presenti sul territorio, in gran parte agricoli.
Dal biogas al biometano: evoluzione e criticità
Il salto dal biogas al biometano rappresenta un passaggio tecnologico e strategico. Mentre il biogas viene utilizzato prevalentemente per produrre energia elettrica e calore in loco, il biometano – una volta raffinato – può essere immesso nella rete del gas, ampliando le possibilità di utilizzo, soprattutto nei settori industriali e nei trasporti pesanti, dove l’elettrificazione incontra maggiori limiti.
Gli impianti possono inoltre generare sottoprodotti di valore: CO₂ per uso alimentare, sali azotati per fertilizzanti e digestato, che conserva il potere fertilizzante delle matrici originarie ma in forma più stabile, contribuendo a ridurre il ricorso a fertilizzanti minerali e migliorando la qualità dei suoli.
La sfida non riguarda soltanto l’incremento della capacità produttiva. È necessario ripensare scala e organizzazione, favorendo l’aggregazione tra aziende agricole ed evitando la frammentazione in impianti troppo piccoli per garantire sostenibilità economica e ambientale. Centrale, in questo senso, è la pianificazione territoriale: le matrici devono provenire da aziende di prossimità, poiché trasporti su lunghe distanze ne comprometterebbero la convenienza ambientale.
Stop alle colture dedicate e attenzione alle emissioni
Legambiente pone un limite chiaro: il biometano lombardo deve nascere da scarti e sottoprodotti, non da coltivazioni dedicate. L’uso di trinciato di mais proveniente da migliaia di ettari coltivati appositamente per alimentare i digestori è ritenuto incompatibile con un territorio che dispone di superfici agricole limitate e chiamate prioritariamente a produrre cibo e foraggi.
Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, invita a chiudere definitivamente quella stagione: i campi devono servire all’alimentazione umana e animale, mentre agli impianti devono arrivare esclusivamente matrici residuali.
Un altro nodo riguarda le emissioni fuggitive. Il metano, con un potere climalterante circa ottantacinque volte superiore a quello della CO₂, impone standard di controllo rigorosi. Damiano Di Simine, responsabile scientifico dell’associazione, sottolinea che l’efficacia ambientale del biometano dipende dalla capacità di prevenire qualsiasi dispersione, sia negli impianti sia nelle fasi di gestione delle matrici e del digestato.
Informazione e trasparenza per superare le resistenze
A frenare lo sviluppo del settore pesano diffidenze, esperienze negative e carenze nei processi partecipativi. Per questo Legambiente ha avviato la campagna “Fattore Biometano – Moltiplichiamo i benefici per il clima e l’agricoltura”, con il supporto di partner industriali e accademici, con l’obiettivo di promuovere informazione corretta e dibattito pubblico trasparente.
L’associazione ribadisce una posizione netta: impianti sì, ma progettati e gestiti con criteri ambientali stringenti. Se realizzati correttamente, possono intercettare le emissioni provenienti dagli allevamenti e contribuire a risolvere criticità legate alla gestione degli scarti e all’inquinamento di aria, acqua e suolo. In caso contrario, rischiano di produrre effetti opposti a quelli dichiarati.
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