Como, dimessa dopo quattro mesi la bimba nata a 23 settimane: torna a casa con la famiglia
01/03/2026
Nella Terapia Intensiva Neonatale ogni dimissione segna la fine di un percorso complesso, fatto di cure continue, attese e piccoli progressi quotidiani. Al reparto di Neonatologia e TIN dell’Ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, in provincia di Como, la giornata ha assunto un significato particolare: dopo quattro mesi di ricovero la piccola E., nata estremamente prematura, ha lasciato l’ospedale per tornare finalmente a casa con la sua famiglia.
La bambina era venuta alla luce il 7 novembre 2025 con un peso di appena 600 grammi e a un’età gestazionale di 23 settimane e 2 giorni, una condizione che in medicina neonatale rappresenta il limite inferiore della sopravvivenza. Oggi, a distanza di 119 giorni dalla nascita, ha raggiunto le 40 settimane post concezionali e un peso superiore ai tre chilogrammi. Il percorso clinico si è concluso senza esiti patologici, un risultato che l’équipe medica considera motivo di grande soddisfazione.
I “bambini piuma” e le sfide della prematurità estrema
Nel linguaggio della neonatologia i neonati con peso estremamente basso vengono spesso chiamati “bambini piuma”. Il termine richiama la loro fragilità e il peso ridottissimo alla nascita, in molti casi inferiore ai 750 grammi. Dal punto di vista scientifico rientrano nella categoria degli extremely low birth weight infants (ELBW) e degli estremamente prematuri, cioè bambini nati prima della 28ª settimana di gestazione.
In queste condizioni gran parte degli organi non ha ancora completato il proprio sviluppo. Polmoni, cervello, sistema cardiovascolare e difese immunitarie risultano ancora immaturi, rendendo necessaria un’assistenza intensiva altamente specializzata. Le Terapie Intensive Neonatali sono ambienti progettati proprio per affrontare situazioni di questo tipo: incubatrici, ventilatori, sistemi di monitoraggio continuo e personale medico multidisciplinare permettono di seguire ogni fase della crescita.
Secondo Roberta Barachetti, responsabile della Terapia Intensiva Neonatale del Sant’Anna, la dimissione di un bambino così prematuro rappresenta sempre un momento particolarmente significativo per il reparto. L’accompagnamento quotidiano dei piccoli pazienti, la conquista di ogni grammo di peso e la progressiva maturazione degli organi trasformano settimane di lavoro in un percorso condiviso tra medici, infermieri e famiglia.
Le prime settimane di vita e il supporto respiratorio
La storia clinica della piccola E. è iniziata con un parto precipitato, avvenuto in modo improvviso e rapido. Questa circostanza non ha consentito di completare la maturazione polmonare fetale, passaggio fondamentale che normalmente avviene nelle ultime settimane di gravidanza.
Alla nascita, tuttavia, la bambina presentava una frequenza cardiaca soddisfacente, elemento che ha permesso ai neonatologi di intervenire immediatamente con il supporto respiratorio. Nelle prime ore è stata avviata la ventilazione assistita e, dopo la stabilizzazione iniziale, si è reso necessario procedere con l’intubazione e la ventilazione meccanica invasiva, mantenuta per circa quindici giorni.
Una volta migliorate le condizioni cliniche e rimossi i dispositivi più invasivi, il percorso terapeutico è proseguito con ventilazione non invasiva. Questo tipo di supporto accompagna la maturazione dei polmoni riducendo il rischio di complicanze legate alla ventilazione prolungata. Nel caso di E. il sostegno respiratorio è stato progressivamente ridotto fino alla 36ª settimana di età post concezionale.
Nutrizione, crescita e autonomia
Parallelamente alla stabilizzazione respiratoria, il percorso di cura ha riguardato anche la nutrizione e lo sviluppo neurologico. Nei neonati estremamente prematuri l’apparato digerente non è immediatamente pronto per alimentarsi in modo completo; per questo motivo, nelle prime fasi viene utilizzata la nutrizione parenterale, che fornisce i nutrienti direttamente per via endovenosa.
Con il passare dei giorni si introduce gradualmente l’alimentazione enterale, spesso basata sul latte materno, considerato particolarmente prezioso per questi bambini. Il monitoraggio costante consente di verificare la tolleranza alimentare e la crescita ponderale, due indicatori fondamentali per valutare l’evoluzione clinica.
Con il passare delle settimane l’attenzione dell’équipe medica si sposta progressivamente verso l’autonomia del bambino. Respirazione spontanea, coordinazione tra suzione, deglutizione e respirazione, aumento di peso e stabilità dei parametri vitali diventano gli obiettivi principali. Quando queste condizioni vengono raggiunte, si può pianificare il ritorno a casa.
Il ruolo dei genitori e il valore della marsupioterapia
Durante la lunga degenza la presenza dei genitori rappresenta una componente fondamentale del percorso di cura. Nel caso della piccola E., mamma e papà hanno seguito quotidianamente l’evoluzione della situazione, partecipando attivamente alla gestione della bambina.
La madre ha potuto sperimentare la marsupioterapia, una pratica che consiste nel contatto pelle a pelle tra genitore e neonato. Questo metodo favorisce la stabilità cardiaca e respiratoria del bambino, rafforza il legame affettivo e contribuisce al benessere emotivo di entrambi.
Dopo mesi di attesa e di attenzione costante ai parametri clinici, il giorno delle dimissioni ha rappresentato un momento carico di emozione. A casa, la piccola potrà finalmente incontrare la sorellina di quattro anni che ha seguito a distanza ogni tappa del suo percorso.
Per i genitori il ritorno a casa segna la conclusione di un periodo intenso e delicato, durante il quale il personale della Terapia Intensiva Neonatale ha rappresentato un punto di riferimento costante. Il loro ringraziamento è rivolto a medici e infermieri che hanno accompagnato la famiglia passo dopo passo, trasformando una situazione inizialmente molto incerta in una storia di speranza.
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